
Laureus Volley Juniores (foto: Francesco Mion)
La prima volta che mi è stato proposto di entrare a far parte di questo progetto mi sono chiesto che cosa potesse mai farci un educatore all’interno di un allenamento sportivo, o di una squadra.
Il nostro è un lavoro di “incontro”: in primo luogo un incontro tra ragazzi, che si ritrovano insieme per costruire un gruppo – la squadra - con una grandissima forza di attrazione e obiettivi molto chiari.
E’ un incontro tra adulti e i ragazzi in secondo luogo. Un tentativo di creare ogni volta un equilibrio unico e irripetibile che ci permetta di stare con loro, di dare loro delle regole, la motivazione necessaria a superare pigrizie e paure, e la forza per superare frustrazioni naturali per delle squadre neonate, spesso con poche competenze tecniche ma desiderose di conquistare almeno una volta quel referto di colore rosa simbolo della vittoria in partita.
E’ anche un incontro di storie, il nostro.
Ogni ragazzo ne porta una con sé, facile o difficile che sia e noi dobbiamo essere capaci di interagire con ciascuna di esse, dando risposte ai bisogni che porta: c’è chi vuole muoversi e correre per sentirsi realizzato, chi ha più voglia di essere ascoltato o ha bisogno di un confronto con qualcuno che non lo giudichi, qualcun altro invece chiede silenziosamente di essere lasciato un po’ stare perché ha bisogno di tempo per entrare in relazione e non può essere forzato.
Arrivano tutti – o quasi... – puntuali, spesso in anticipo, mezzi nascosti dalla borsa della polisportiva che è più grande di loro ma della quale vanno fierissimi.
Ormai sono diventati tutti amici e non è raro vederli arrivare tutti stretti in gruppo, mentre chiacchierano o scherzano l’uno con l’altro.
Non so dirvi come giocheremo, ma in qualche modo abbiamo già vinto.
